Una brutta storia di violenza fisica, sessuale e psicologia e di stalking, quella che ha avuto come vittima una donna lucchese di 45 anni e per la quale la squadra mobile ha arrestato un messinese di 41 anni residente a Villafranca Tirrena, nella provincia siciliana.

La storia è raccontata dal quotidiano IL TIRRENO:

I due si erano conosciuti su Facebook. Era nata da subito una profonda simpatia. che aveva indotto la donna a raggiungere l’uomo, nell’agosto dell’anno scorso, a Messina dove l’uomo era già agli arresti domiciliari per atti persecutori ai danni di una ex su disposizione del gip di Napoli. La relazione, appena nata, da subito appare morbosa.Temendo che la donna possa intrattenere relazioni con altri uomini, l’uomo le intima di consegnargli la password dell’account Facebook, da cui invia messaggi vocali ad amici della vittima dal contenuto minatorio. Inizia poi a controllarle il telefono le volte in cui sono insieme in Sicilia. Se la donna si rifiuta, la riempie di botte.

Durante tutto il periodo della loro relazione, l’uomo costringe la compagna ad aggiornarlo costantemente dei suoi spostamenti tramite lunghe ed interminabili telefonate effettuate in vivavoce. Se non soddisfatto la mette in punizione imponendole di recarsi in chiesa e seguire un rituale macabro; la donna deve munirsi di un santino ed un ago, inginocchiarsi all’altare, bucarsi un dito e far colare il sangue sul santino. Al rituale l’uomo assiste in diretta in video chiamata.

L’uomo intima alla vittima di cancellare i tatuaggi perchè non dignitosi, altrimenti minaccia di provvedere personalmente con l’utilizzo dell’acido, così come le impone di togliere il piercing. Il 20 aprile scorso, la donna, a Messina da qualche giorno, in procinto di partire e rientrare a Lucca, comunica al compagno la volontà di interrompere la relazione. L’uomo perde il controllo: la picchia, la costringe ad un rapporto sessuale e dopo averla privata del cellulare la minaccia mostrandole un’arma tenuta in casa. La donna riesce a lasciare la casa e torna a Lucca. Al pronto soccorso dell’ospedale San Luca le vengono refertate le lesioni causatele dall’amante con prognosi di venti giorni. Tuttavia non interrompe la relazione, fino ai primi di maggio, quando esausta dalle continue minacce di morte che l’uomo le indirizza in centinaia di messaggi giornalieri, decide di denunciarlo alla squadra mobile.

Numerosi i messaggi rinvenuti dagli investigatori del tenore di quello che segue “se mi lasci e ti rifai una vita uccido tutti e due e te lentamente così ti accorgi che stai morendo,  se vai dalla parrucchiera vengo e ti sparo nelle gambe, se vai  a cena con la tua collega vengo e ti do la caccia”. L’uomo, inoltre, minaccia di bruciarle l’autovettura, come aveva già fatto con l’ex compagna di Napoli.

Gli elementi raccolti dalla Squadra Mobile e la pistola scacciacani rinvenuta in seguito alla perquisizione effettuata nell’abitazione dell’uomo, a Messina, dalle forze dell’ordine del posto su richiesta degli investigatori lucchesi,  hanno dunque convinto il gip di Napoli ad aggravare la misura degli arresti domiciliari e a sottoporre l’uomo alla custodia cautelare in carcere.

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