È stato condannato a otto anni di reclusione e al pagamento di 30.000 euro di provvisionale alla vittima il trentenne accusato di violenza sessuale aggravata sulla nipote che, all’epoca dei fatti, aveva appena sei anni. La Procura aveva chiesto per lui una condanna a sette anni, ma il tribunale di Treviso ha deciso per una pena ancora più dura. La ragazzina e la madre, che si erano costituite parte civile con l’avvocato Simone Guglielmin, si sono dette soddisfatte della sentenza che ha confermato il racconto della giovane. L’inchiesta era di fatto partita da una lettera della bambina poco prima della cresima. Qui confessava le violenze e il prete, dopo il via libera del vescovo, aveva convinto la madre a presentare denuncia.

I fatti si inseriscono in un arco di tempo che va dal 2006 al 2009, quando la bambina (oggi sedicenne) ha appena nove anni. Questa veniva affidata allo zio, che in aula è stato difeso difeso dagli avvocati Alessandro e Pierluigi Riondato. E secondo la Procura sarebbe stato proprio con quest’uomo che l’allora bambina avrebbe avuto il suo primo rapporto sessuale completo, quando di anni ne aveva appena sei. Abusi che sarebbero poi proseguiti, secondo quanto sostenuto dalla Procura di Treviso rappresentata in aula dal pubblico ministero Massimo De Bortoli, fino a quando la ragazzina non ha compiuto 9 anni.

Il racconto della ragazza era poi stato cristallizzato nel corso di un incidente probatorio in cui la giovanissima ha ripercorso gli anni di violenze che sarebbe stata costretta a subire. Il processo è stato celebrato a porte chiuse vista la delicatezza del caso e in aula sono sfilati i testimoni tra cui la madre della vittima (nonché sorella dell’imputato), il parroco da cui è partita l’indagine, una delle maestre con cui si sarebbe in seguito confidata la ragazzina e una sua amichetta. Testimonianze che sono state valutate nel corso del procedimento dai giudici, chiamati a stabilire se il 30enne sia colpevole o meno.

A far scattare la denuncia è stata, forse involontariamente, la stessa ragazzina che aveva raccontato le violenze subite alla vigilia della cresima, in un tema per la preparazione al sacramento. La letterina sarebbe quindi arrivata nelle mani del suo parroco che, dopo essersi confrontato con il vescovo, ha convinto la madre a presentare denuncia ai carabinieri. Questi hanno immediatamente dato il via alle indagini e raccolto le prove per contestare al trentenne l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.

 

fonte

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata