Domani, mercoledì 18 maggio, alle 9,40 su Raiuno all’interno del contenitore “Uno Mattina”, la dottoressa Vittoria Doretti tornerà a parlare di Codice Rosa. Dopo la prima parte della presentazione, ecco come si è sviluppato il modello nazionale e internazionale per riconoscere in modo tempestivo i casi di violenza sessuale e domestica, intervenire con procedure ad hoc attraverso operatori specializzati.

di GIOVANNA FERRARI

Codice “Rosa Bianca”, in quanto simbolo internazionale contro la violenza, già adottato da un’Associazione di giovani cattolici che si opposero, pagando con la loro stessa vita, agli orrori del Nazismo, parte come idea nel 2009 a Grosseto dalla collaborazione tra Asl 9 e Procura della Repubblica con formazione congiunta del personale sociosanitario e della Procura (magistrati del pool delle fasce deboli e polizia giudiziaria ).
Diviene operativo il 1° gennaio 2010, come progetto pilota, e in breve si formalizza attraverso un Protocollo d’Intesa.
“Un progetto che al suo nascere – scherza il Procuratore Capo di Grosseto dottor Francesco Verusio- gli era apparso quantomeno stravagante, consapevole di quanto sia difficile far lavorare insieme anche solo Polizia di Stato e Carabinieri. Che invece ha funzionato e che ha il pregio di far emergere situazioni che altrimenti rimarrebbero sommerse, di raccogliere prove valide a supportare i passi successivi di uscita dalla violenza. E soprattutto di far sentire alle vittime la vicinanza delle Istituzioni.”
Nel 2011 con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e la Procura Generale della Repubblica di Firenze, diventa progetto regionale con capofila La Squadra di Grosseto.
Dal gennaio 2012 prende avvio la sperimentazione nelle altre Aziende sanitarie e Aziende Ospedaliere Toscane che si completa nel 2014.
Gli importanti risultati del gruppo determinano un forte “Effetto Domino” in molti ambiti territoriali.

Il 16 dicembre 2014 a Grosseto il Progetto viene presentato ufficialmente in un Congresso Nazionale promosso dalla FIASO, in collaborazione con l’ASL 9 di Grosseto, presenti rappresentanti di tutte le istituzioni interessate, con l’obiettivo di far partire in Aziende sanitarie su tutto il territorio nazionale il progetto “Codice Rosa Bianca”, integrandolo coerentemente con altre iniziative simili già in atto o realizzate all’interno delle Aziende.

“lo Stato Italiano- dice l’on. Fabrizia Giuliana, II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, presente al Congresso – è sollecitato dall’Europa ad una “rialfabetizzazione” in ordine a tematiche come quelle della violenza di genere che trovano grandi resistenze nel nostro tessuto culturale. Il governo in carica ha ratificato il 28 maggio 2013 la Convenzione di Istanbul, entrata in vigore il 1° agosto 2014. La violenza di genere ha “una natura politica” in quanto basata sulla discriminazione di genere, in netto contrasto con l’art. 3 della Costituzione. Occorre perciò un lavoro massiccio di educazione e prevenzione, per rompere i molti tabù sui quali si àncora. La Convenzione di Istanbul impone inoltre l’attenzione alle vittime e il giusto sanzionamento dei colpevoli. Mettere al centro le vittime in un sistema giudiziario, come quello italiano, completamente sbilanciato in favore del reo, dovrà essere un obiettivo da perseguire, anche attraverso un Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere. Non si può più negare la gravità del problema. Il rispetto della legalità si ottiene in primo luogo con la presenza attenta dello Stato.”

Sarà l’on Fabrizia Giuliani (Pd) insieme ad altri 32 deputati Pd e Ncd-Ap a presentare due emendamenti alla legge di stabilità per l’introduzione di Codice Rosa nelle strutture ospedaliere di pronto soccorso su tutto il territorio nazionale, “con la finalità di tutelare le persone appartenenti alle fasce della popolazione cosiddette “vulnerabili” che, nell’ambito delle relazioni affettive o di fiducia, più facilmente possono essere psicologicamente dipendenti e per questo vittime della altrui violenza con particolare riferimento alle vittime di violenza sessuale, maltrattamenti o stalking”.

Codice Rosa, approvato dalla commissione bilancio della Camera il 15 dicembre 2015, scatenerà reazioni avverse di alcuni centri antiviolenza e associazioni femministe di aiuto alle donne maltrattate, che lo accuseranno di “obbligare”così le vittime a denunciare le violenze subite, esponendole ai rischi conseguenti, e di trattare le vittime stesse come soggetti “passivi”, togliendo loro la libertà di decidere in merito.
Al di là delle polemiche, è un passo in avanti straordinariamente importante. Si attribuisce infatti allo Stato la responsabilità nell’assistenza alle donne vittime di violenza, che comunque rimangono libere di sporgere denuncia, in un’azione coordinata con le Associazioni.

Codice Rosa Bianca è perciò legge dal 15 dicembre 2015.

Punto di partenza, non certo di arrivo, per rendere operativa su tutto il territorio nazionale l’esperienza virtuosa della Regione Toscana. Vittoria Doretti e la sua squadra intensificano l’azione di informazione e formazione, indispensabile alla corretta applicazione del Protocollo in coerenza con lo spirito che lo anima. Lavoro duro e impegnativo, sorretto da tante gratificazioni, che compensano la fatica e le immancabili delusioni.
Delusioni per le incomprensioni e gli equivoci che, anziché far convergere tutte le forze istituzionali e non, presenti sul territorio, verso l’obiettivo comune, producono un inutile quanto dannoso “fuoco amico”. Delusioni per la leggerezza con cui Codice Rosa viene, talvolta, banalizzato con applicazioni parziali che non hanno nulla dello spirito cooperativo e interforze, o, addirittura travisato e strumentalizzato, ridotto ad “Associazione”, speculando su improvvisate raccolte di fondi.

Inorridisce Vittoria Doretti davanti a questo scempio: “Codice Rosa NON È UN’ASSOCIAZIONE, non chiede oboli. CODICE ROSA È LO STATO.”

Lo Stato che ottimizza, raccordandole, tutte le figure e le competenze, preposte al contrasto della violenza, già presenti sul territorio. Non si sostituisce all’attività preziosissima di Associazioni e Centri antiviolenza, che al contrario fanno parte integrante della Task force . Ma va ben oltre.
Un sogno (non un’utopia!) che Vittoria e i suoi collaboratori perseguono con tenacia, continuando “a schiena dritta” la loro opera di sensibilizzazione e formazione, in giro per l’Italia.
Chi ha avuto la fortuna di conoscere questa squadra fantastica e Lei, la sua anima pulsante, viene contagiato dall’energia positiva che trasmettono.
A me è successo più volte e ogni volta mi sorprende la carica di affetto con la quale Vittoria, con l’umiltà dei grandi, mette al centro le nostre persone, che hanno l’unico “merito” di avere alle spalle l’esperienza dolorosa della violenza di genere. Attenzione che ci è mancata nel momento del bisogno, quando più ci servivano tutela e giustizia.
È quest’attenzione, questa cura, questa centralità che una vittima chiede per uscire dall’incubo della violenza: chiede di avere intorno a sé uno Stato all’altezza del compito di tutela e sostegno che troppo spesso promette solo a parole.

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