di Danielle Conjarts

Era il 3 febbraio 2014. Quel giorno l’uomo che diceva di amare mia figlia me l’ha quasi uccisa a calci, l’ha ridotta a un vegetale, l’ha condannata al “fine pena mai”, tra interventi, riabilitazioni, piccoli passi, sospiri, suoni incomprensibili.

Chiara è quasi morta e oggi vive nel limbo dei sentimenti e delle sensazioni, dopo mesi di coma, sospesa tra la vita e la morte. Da quel pomeriggio freddo il tempo per me si è fermato. Ho lasciato il lavoro e la mia vita per stare accanto a lei. Nel terrore che ogni giorno possa essere l’ultimo della sua vita.

Per vederla, assisterla, curarla, mi muovo quotidianamente da Cerveteri con l’autobus e il treno. Tre ore di viaggio per trascorrere la giornata da mia figlia, tornata ad essere la mia bambina nonostante oggi abbia compiuto 21 anni.

Cos’è Chiara oggi? Un corpo maciullato senza più  reazioni. Sono passati due anni, abbiamo cambiato ospedale, mia figlia si è  risvegliata dal lungo sonno ed io continuo ogni giorno ad essere accanto a lei, nella speranza di vedere qualche miglioramento. Ora su una sedia a rotelle, non parla, non mangia autonomamente, non interagisce come avrebbe diritto di fare.

Sono felice di farmi ogni giorno un “viaggio” per vedere il suo sorriso. Sono una mamma che desidera stare accanto a sua figlia, la mia vita oggi è esclusivamente votata a lei. E lo sarà finché le forze me lo permetteranno e il mio cuore reggerà. Reduce da un infarto, poco dopo l’aggressione subita da Chiara, oggi mi rivolgo a tutti affinché mi aiutino a trovare una casa in affitto più vicina alla clinica Santa Lucia dove mia figlia è in cura e un lavoro part time che mi consenta di vivere degnamente.

Chi ha quasi ammazzato una ragazza allora 19enne ha quasi ammazzato anche la madre. Io voglio farcela, rivoglio la mia vita, per regalare speranza e forza alla mia Chiara.

 

*Danielle Conjarts è la mamma di Chiara Insidioso

 

 

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